6 ottobre – Giornata mondiale della Paralisi Cerebrale Infantile

Pubblicato il 6 Ottobre 2025

Come può sentirsi un adolescente che ha una paralisi cerebrale infantile?


Cominciamo col mettere i puntini sulle i, dicendo che, se siamo sani e in salute, siamo così presi dalla vita, che solo quando stiamo veramente male cominciamo ad accorgersi del disagio nostro e altrui, figuriamoci poi se questo disagio riguarda qualcun altro.
Mettiamo anche che, per qualche motivo, incontriamo questo qualcuno talmente poco da sembrare ai nostri occhi un extraterrestre, ovvero uno di noi a cui la natura ha tolto da una parte ma ha dato dall’altra. Questo succede per ogni stato di disabilità e per ogni fragilità della vita , fisica mentale del comportamento e così via. Si, perché di vita si tratta e di vita intelligente e consapevole; purtroppo normalmente ci comportiamo in maniera poco intelligente e dimentichiamo che siamo esseri consapevoli, dotati di questa capacità proveniente dell’universo e di cui non possiamo fare a meno, pena l’estinzione della specie.
Ma veniamo alla mia situazione: sono fortunata, ho avuto dei genitori che nonostante i risultati non sempre chiari sono riusciti a darmi innumerevoli esperienze, a cominciare dalla loro capacità insegnarmi a leggere e scrivere. A riguardo devo un grazie speciale a mio papà che di questa sua capacità ne aveva fatto un’arte per me. Certo, a leggere, a scrivere e contare purtroppo non ho imparato a scuola, visto che il ministero non ha dato ancora la possibilità ai suoi insegnanti di volare e di fare terapia intensiva ai miei ritmi per permettere al mio corpo di non regredire. Penso infatti che la nostra parte fisica sia importante ma davvero difficile da comandare.
Io penso che le cose stiano in questo modo: quando il fisico è colpito dalla paralisi in maniera casuale e indiscriminata, non risponde come necessario e qualche volta anche la volontà può venire ben poco in suo aiuto.Il corpo serve a voi normali come a noi extraterrestri per manifestarci, ma per noi tutto è tutto tremendamente più difficile.
Secondo me l’intelligenza serve per vivere ed interagire con gli altri su questo nostro pianeta e in base a dove la paralisi ha colpito, sembriamo più o meno intelligenti, anche se poi alcuni di noi arrivano a livelli di premi nobel. Quello invece di cui abbiamo piena padronanza è la consapevolezza, cioè la parte più nascosta dell’essere umano e dell’intera esistenza.
Ma poiché chi ha il fisico di solito è troppo preso da se stesso, usa gran parte della sua intelligenza per fare altro e della consapevolezza spesso non sa cosa farsene.
Il problema è che nell’universo niente capita per caso, nemmeno il fatto di mettere noi in condizioni così precarie. In natura infatti ci sono regole di cui noi umani non teniamo in debito conto.
Se non cominciamo ad usare l’intelligenza con cura e rispetto e così come il nostro corpo e conosciamo bene la nostra consapevolezza, difficilmente l’ambiente in cui viviamo ci permetterà di sopravvivere.
Quindi anche voi, cari vicini con il fisico perfetto, avete bisogno di noi, come noi abbiamo necessità di voi perché senza di voi non possiamo vivere, fare, comunicare e magari amare.
Infine come adolescente, mi arrabbio facilmente, non voglio che tocchino le mie cose, e che facciano troppi commenti sui miei quadri e mi piace la scuola perché l’ho scelta io; la mia vita sociale però non mi soddisfa: il mio fisico infatti non riesce a sopportare più di qualche ora di attività, perciò niente cene con gli amici o feste. I miei genitori cercano di portarmi fuori ma è tutto così limitato e non riusciamo a stare al passo, è possibile che voi abbiate una qualche geniale idea anche per noi ?
Concludo dicendo che per le persone come me, colpite fin da piccole da questa condizione che non vorrei proprio definire una malattia, sembra poco conveniente far fare così tanti sacrifici a se stessi, alla propria famiglia e alla società tutta.
Il fatto è che noi rappresentiamo quello che non si vorrebbe mai affrontare, ma ribadisco che per noi è indispensabile la relazione in modo da imparare che la vita porta al massimo impegno, alla terapia e alla guarigione.
Tutto è sorpresa e meraviglia! Il sorriso è conseguenza della nostra visione del mondo e dei nostri compagni di viaggio.

Riflessione di Elena, 15 anni.
Quadro di Elena “Farfalla”, che rappresenta la sua condizione.
È pieno di simboli e significati, che Elena vuole lasciare alla libera interpretazione dell’osservatore.