Storia di una vita

Pubblicato il 28 dicembre 2016

Il nostro legame con Agor inizia 35 anni fa quando i miei genitori vengono a conoscenza dell’esistenza di questo centro leggendo la testimonianza di una mamma sul settimanale Famiglia Cristiana. Apprendendo dei risultati insperati raggiunti attraverso il percorso di Agor, il desiderio di portare mia sorella Chiara (8 anni all’epoca), cerebrolesa dopo i vaccini di rito (accidenti a loro), nasce forte e potente. Il peregrinare che precede questo ennesimo tentativo è simile a quello di tante altre famiglie: ortopedico, oculista, neurologo, psicologo, psichiatra, santone… Risultati pari a zero. Risposte poche e spesso mal farfugliate. L’arrivo ad Agor presenta fin da subito un panorama piuttosto diverso: un’accoglienza umana e familiare, tempi di dialogo e incontro distesi, un’attenzione alla persona e al bambino che lasciano indubbiamente stupefatti. A questo spiraglio di umanità si unisce la preparazione scientifica della dott.ssa Dozzo e dei suoi collaboratori che propongono un programma che, seguito e attuato con costanza e tenacia, porta a dei risultati sorprendenti: recupero totale della vista (chiara portava occhiali spessi mezzo centimetro ed era pressoché cieca da un occhio), controllo degli sfinteri, eliminazione delle ingombranti scarpe ortopediche e deciso miglioramento motorio. Inoltre Chiara passa da un temperamento agitato, nervoso, irrequieto ad essere una bambina serena, socievole, allegra, loquace. Il suo sviluppo cognitivo migliora, acquisisce una elementare capacità di letto-scrittura che ha davvero dello straordinario.

La storia del legame con Agor non termina qui. Per anni e anni in famiglia e tra amici i riferimenti a “Bruna di Verona” (la dott.ssa Bruna Dozzo) non si fanno mancare. E così neppure le occasioni di consigliare ad altri la stessa meravigliosa esperienza. Gli anni passano e io nel frattempo divengo insegnante di Scuola Primaria e docente a contratto presso la Facoltà di Scienze della Formazione Primaria di Torino. E’ proprio sui banchi di scuola che mi trovo sovente di fronte ad una realtà che mi domanda preparazione ed efficacia e che mi pone di fronte al fatto che spesso non ho né una né l’altra. E’ la storia di vita vissuta con mia sorella Chiara che mi aiuta ad aprire gli occhi su questa verità, e a non scaricare sul bambino la causa del suo insuccesso scolastico quando invece con la chiave giusta lui potrebbe fare molto di più. Già… la chiave giusta, quella che sempre più sovente a noi insegnanti manca. Facile dire che è il bambino che non può farcela, difficile ammettere che non siamo abbastanza preparati. Certamente non si può essere preparati su tutto (e d’altra parte il compito della scuola non è quello di intraprendere dei processi di cura), ma il rendersene conto è ciò che permette di guardare con maggiore verità il bambino che si ha davanti e che suo malgrado sta faticando, e di conseguenza realizzare che la scuola può raggiungere efficacemente dei risultati collaborando con gli specialisti giusti. E’ stato proprio un mio alunno con particolari difficoltà di apprendimento che mi ha portata alcuni anni fa a fare questa riflessione. Così, forte dell’esperienza di mia sorella, un mattino tra i tanti della mia vita scolastica, mi viene l’intuizione di contattare la “Bruna di Verona”. Non sapevo cosa avrebbe comportato, non sapevo se quella telefonata avesse potuto portare alle risposte che cercavo, ma l’istinto mi diceva che dovevo farla. La ricordo come se fosse ieri, io che mi presento come la sorella di Chiara e Bruna che mi risponde “ciao, certo che mi ricordo di Chiara e di voi”. Superata la commozione del momento inizia quella chiacchierata che avrebbe poi portato a delineare con Agor dei progetti scolastici molto interessanti per il mio Istituto Comprensivo di appartenenza, progetti di formazione per noi insegnanti, un progetto in classe con gli alunni e, successivamente, la frequentazione da parte mia della Scuola di Formazione che Agor ha proposto per alcuni anni ad insegnanti e operatori sanitari e/o sociali.

La dott.ssa Bruna Dozzo mi ha regalato e mi regala tuttora delle grandi opportunità di crescita, umana e formativa. La sua grande intuizione di trasformare Agor in un centro servizi in cui collaborano sinergicamente specialisti di prestigio e preparazione indiscussa è ciò che fa di Agor il fiore all’occhiello nella riabilitazione

integrata funzionale dei cerebrolesi e nell’accompagnamento di tutti coloro abbiano necessità di un qualunque intervento riabilitativo funzionale. Penso che il suo punto di forza e di efficacia sia proprio rappresentato dal fatto che la persona viene considerata nella sua globalità dove il tutto è molto più della somma delle parti, concezione che presuppone che ogni esperto (nutrizionista, osteopata, audiometrista…) non lavori come in un compartimento stagno, ma sappia dialogare con gli altri professionisti per poter insieme riporre al posto giusto tutti i pezzi di un puzzle andato ingarbugliandosi.

La mia speranza è che centri come questi, dove si lavora con competenza, saggezza, rispetto e sinergia possano replicarsi sul territorio nazionale e che, cogliendone il grande valore sociale, anche l’istituzione scuola possa decidere di beneficiare di una sempre più fattiva collaborazione con essi. Per il bene del bambino, ma anche dell’insegnante che si sente compreso e aiutato in un percorso socialmente irrinunciabile e spesso piuttosto faticoso. Solo in una cosa Agor è ancora negligente, la clonazione della dott.ssa Dozzo! J